Riutilizzasi Colonia Bolognese 2018-2020

Riutilizzasi Colonia Bolognese 2018-2020 è il titolo della sperimentazione che ha trasformato la Colonia da luogo dismesso e abbandonato in una fucina di eventi culturali, che hanno coinvolto per tre stagioni estive consecutive cittadini e turisti. Rigenerare per partecipare e partecipare per rigenerare è diventato lo slogan alla base dell’iniziativa. [a cura di Silvia Capelli]

a cura di Silvia Capelli, volontaria dell’Aps Il Palloncino Rosso di Rimini

Riutilizzasi Colonia Bolognese 2018-2020

Ci sono luoghi che per chi vive in una città di mare rimangono radicati nel cuore e nell’immaginario, la Colonia Bolognese è uno di questi. 

Adagiata lungo un tratto di arenile, a Miramare al confine tra il Comune di Rimini e di Riccione, la Colonia Bolognese opera dell’Ing. Ildebrando Tabarroni, inaugurata nell’agosto del 1932 alla presenza di Benito Mussolini, è chiusa dalla fine degli anni 70. 

Nulla o quasi è cambiato da allora, ad eccezione di qualche intervento di consolidamento, la colonia è rimasta chiusa e inutilizzata, prima a causa della crisi del mercato turistico e immobiliare, poi per via del fallimento dell’impresa che l’aveva acquistata per convertirla in una struttura ricettiva.  Nell’attesa che si faccia avanti qualche compratore, ci ha pensato la società civile a riaprire la Colonia dandole una nuova opportunità. Era il 17 maggio del 2018 quando l’Associazione di promozione sociale “Il Palloncino rosso” ha firmato una convenzione di comodato d’uso gratuito con la curatela fallimentare finalizzata al riuso temporaneo di una sala della Colonia tramite iniziative culturali. 

Riutilizzasi Colonia Bolognese 2018-2020 è il titolo della sperimentazione che ha trasformato la Colonia da luogo dismesso e abbandonato in una fucina di eventi culturali,  che hanno coinvolto per tre stagioni estive consecutive cittadini e turisti. 

Da maggio a settembre, la Colonia ha accolto attori, artisti, musicisti, fotografi, in un ricco palinsesto di attività ed eventi. Molti cittadini hanno preso parte all’iniziativa, , prima solo per curiosare tra i corridoi di un luogo chiuso e abbandonato da trent’anni, per poi rendersi sempre più partecipi, contribuendo a far rivivere uno spazio dimenticato, sottraendo il bene al degrado e trasformandolo in un teatro di sperimentazione di cittadinanza attiva. 

Grazie alla fiducia e al contributo della curatela fallimentare, alla preziosa collaborazione con associazioni locali come le Città visibili e delle strutture turistiche come alcuni operatori di spiaggia e di Rimini terme, il progetto Riutilizzasi Colonia Bolognese, con il patrocinio del Comune di Rimini ha dimostrato che i luoghi abbandonati possono essere rigenerati dalla scintilla della partecipazione civica. Il progetto, per sua natura aperto e inclusivo, ha favorito la possibilità per i cittadini di tutte le generazioni di tornare a vivere la quotidianità di un luogo abbandonato, nella convinzione che il valore di un bene dismesso, sia pubblico che privato, non dipende solo dal suo valore economico o dalla sua riconoscibilità ma anche dalla restituzione di un valore d’uso in riferimento sia al contesto che alla comunità a cui appartiene.

Con questo progetto, che si è concluso a settembre 2020, i volontari dell’associazione hanno dimostrato  come sia possibile  affrontare il degrado e la marginalità di alcuni luoghi innescando processi di bonifica culturale attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. “Rigenerare per partecipare e partecipare per rigenerare” è diventato in poco tempo il motto dell’associazione. Dopo questi tre anni di sperimentazione, racconta il presidente Luca Zamagni, sono maturi i tempi per una riflessione aperta, rivolta a capire in quali forme e in quali modi si possa rendere stabile la collaborazione tra singoli cittadini, associazioni, comitati territoriali ed Amministrazioni locali, per garantire la continuità di progetti di riutilizzo di beni dismessi riconvertiti a spazi di aggregazione civica. 

Per dirla con le parole di Salvatore Settis, una nuova idea di Italia è possibile e parte “da un’etica della cittadinanza fondata non sulla indignazione ma sulla consapevolezza”, assumendoci la nostra responsabilità di cittadini, in prima persona e recuperando lo spirito comunitario in nome delle generazioni future. 

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