Mare Culturale Urbano e i Food Hub: costruire presidi culturali

di Laura Lorenza Magnani

Mare Culturale Urbano e i Food Hub: costruire presidi culturali

(cc) https://maremilano.org/

Nella zona Ovest di Milano, a poche centinaia di metri dallo Stadio di San Siro, tra torri residenziali recentissime e il deposito ATM Novara, si trova Cascina Torretta, una costruzione del 1600 sede di Mare Culturale urbano, centro di produzione artistica e culturale che anima i suoi spazi dal 2016.

Ho incontrato Andrea Capaldi, CEO di Mare Culturale Urbano, per parlare con lui di come è nato il centro culturale e di come si è arrivati ai Food Hub, presidi culturali dislocati in altre periferie milanesi che replicano, anche se a scala diversa, l’esperienza del centro.

Mare prima che spazio nasce come progetto. L’obiettivo era creare uno spazio di «protezione e cura per gli artisti e per le persone» in un momento in cui Andrea -allora attore professionista all’interno di una compagnia- percepiva la necessità di lavorare ad un presidio ad impatto sociale che rinnovasse il dialogo tra persone, oggetto artistico e artisti. La triangolazione di questi tre elementi, mi dice, è indispensabile per costruire bellezza e renderla leggibile per un pubblico sempre più ampio contrastando l’autoreferenzialità e l’isolamento in piccole nicchie in cui spesso si confina chi lavora in ambito artistico.

Questo progetto, per concretizzarsi al meglio, doveva atterrare in uno spazio fisico, un luogo ancora privo di presidi sociali e culturali. Cascina Torretta e il quartiere San Siro rispondevano a questi requisiti. Alla produzione artistica si è subito affiancata l’offerta di ristorazione funzionale allo sviluppo del centro per due motivi. La ristorazione garantisce entrate dal momento che si cerca di non prevedere biglietti di ingresso per accedere all’offerta culturale. Avere un punto ristoro informale favorisce l’aggregazione, è un “cavallo di Troia” che permette di attirare persone che magari non frequenterebbero un centro culturale. Abbassa le barriere d’ingresso. La ristorazione ha poi anche una ricaduta positiva sullo sviluppo del territorio, permette di coinvolgere i giovani in percorsi di formazione e inserimento lavorativo in quartieri di Milano dove sono frequenti situazioni di fragilità sociale ed economica.

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Nei primi anni di start up di Mare si è consolidato un modello che si è voluto replicare e scalare “più in piccolo” accendendo piccoli presidi culturali che avessero le stesse direttrici di sviluppo, ma animati da attività costruite per e con lo specifico quartiere.

Sono nati così i tre Food Hub: Canottieri San Cristoforo tra i quartieri di Giambellino e Barona, Cascina Merlata a Nord di Milano e Redo Merezzate a Sud Est della città.

I Food Hub sono stati aperti in un periodo complicato per favorire l’aggregazione, quello pandemico. Le difficoltà però sono state mitigate dalla forte spinta di Mare Culturale Urbano a intessere partnership con gli altri attori dei quartieri dove sono nati i nuovi presidi. La figura del Community Manager, dice Andrea, è essenziale per Mare e gli Hub.

Il lavoro di rete è anche quello che ha permesso di apprezzare l’impatto generato dagli Hub nonostante i ridotti periodi di apertura.ì Un esempio concreto è il progetto Pagine Galle sviluppato a Cascina Merlata. Il progetto ha messo in rete più di 90 realtà tra associazioni e enti commerciali del territorio creando un album di figurine di chi sta contribuendo allo sviluppo di Gallaratese e Cascina Merlata. Mare è stato “la regia” del progetto ideandolo e producendolo, dai dialoghi avviati realizzando Pagine Galle stanno già nascendo nuove progettualità.

Concludo l’intervista chiedendo ad Andrea un pensiero che ritiene importante condividere con i lettori di Colibrì per pensare al futuro della rigenerazione urbana a base culturale. Risponde che è necessario avviare partnership che ancora non sono partite, quelle con le realtà profit più tradizionali. Le aziende del territorio devono e possono trovare negli spazi culturali ibridi dei luoghi di atterraggio delle loro pratiche di CSR e di attuazione dei servizi di welfare per i loro dipendenti. Innescare questo gemellaggio è favorevole per entrambe le parti e trovare la modalità per farlo è un percorso da esplorare e costruire.

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