Learning by doing! Il Punto di Comunità nell’ex Chiesa dei Morticelli a Salerno

Rigenerare partendo dal basso, attivando e trasformando spazi sottoutilizzati in catalizzatori di comunità e promotori di pratiche abilitanti, sono i principi che hanno ispirato l’attivazione del Punto di Comunità nell’ex Chiesa dei Morticelli a Salerno promosso da Blam con Ludovica La Rocca, Alessia Elefante, Andrea Mazza, Vicky Solli, in collaborazione con l’architetto Enzo Tenore di +tstudio! [di Giorgia Arillotta e Caterina Secchi]

di Giorgia Arillotta e Caterina Secchi

Learning by doing! Il Punto di Comunità nell’ex Chiesa dei Morticelli a Salerno

Immaginare spazi futuri e d’innovazione sociale e culturale, mediante l’attivazione di Punti di Comunità sono gli intenti del Progetto SalernoPuntoCom, promosso dal comune di Salerno in partenariato con Blam Aps, Mappina Aps e Pessoa Luna Park Onlus. Il progetto, nella sua visione più ampia, parte da una strategia volta ad esplorare e favorire nuove forme di economia e partecipazione per giovani professioniste e professionisti under 35, l’inclusione della comunità e lo sviluppo di reti locali.

Il progetto inizia con la mappatura collaborativa di luoghi del patrimonio culturale sottoutilizzati o dismessi con lo scopo di individuare possibili Punti di Comunità, insieme alla partecipazione attiva degli users locali, con i quali immaginare insieme nuovi scenari di trasformazione e valorizzazione del bene comune. L’obiettivo preposto è la rifunzionalizzazione dello spazio da attivare mediante una collaborazione partecipativa con il quartiere, in particolare, per individuare gli usi capaci di rispondere ai bisogni presenti e adattarsi a possibili usi futuri.

All’interno di questo scenario si sviluppa il progetto per il Punto di Comunità “I Morticelli”, che nasce in continuità con un processo già attivo negli spazi dell’ex Chiesa dei Morticelli, utilizzata da tempo come luogo di sperimentazione di politiche abilitanti e usi temporanei.

L’attivazione è avvenuta grazie ad un lavoro collaborativo condotto da dodici giovani professioniste, provenienti da background e percorsi formativi differenti, selezionate a seguito di una call lanciata da Blam, con il supporto dell’architetto Enzo Tenore in un percorso di co-progettazione degli allestimenti.

Per circa due mesi, abbiamo lavorato come uno studio temporaneo in cui il filo conduttore del progetto, dall’idea alla realizzazione, è stato la forte volontà di valorizzare la storia dell’ex Chiesa e la possibilità di creare un legame con la comunità e acquisire quel complesso di strumenti in grado di facilitare la partecipazione.

Dall’ascolto dei luoghi e delle persone, siamo partiti per elaborare insieme alle e agli abitanti soluzioni per lo spazio da allestire attraverso il Planning for Real. In una sfida a tempo, i partecipanti erano invitati ad entrare nel team con cui pensare insieme possibili spazi ed usi futuri. Da Bastiàn il turista in cerca d’informazioni a Gaia la mamma smart-worker che necessita di uno spazio per lavorare, ogni sfida ci ha permesso di creare un contesto in cui metterci in gioco, insieme ai partecipanti, per rispondere collaborativamente ad esigenze reali della comunità. Questi momenti d’incontro sono stati fondamentali, soprattutto perché suscitavano l’interesse e curiosità non solo di coloro che partecipavano, ma anche di tutti quelli che si fermavano per chiedere informazioni sulla chiesa e sul progetto. 

Altra domanda a cui abbiamo cercato di dare risposta era quella di capire come soddisfare in maniera adattiva i bisogni evidenziati nel rispetto della memoria storica dello spazio in cui stavamo lavorando. Per tale motivo, l’idea di progetto parte dalla forma ottagonale caratteristica della pianta dell’ex Chiesa. In particolare, l’altare più moderno situato nella congrega è stato integrato all’interno dell’allestimento poiché incluso nella nuova area di delimitazione per la Portineria di Quartiere e Foyer. Elemento cardine della composizione è un modulo trapezoidale in multistrato di betulla che, se assemblato, può restituire ovunque la forma dell’ottagono. Questo modulo ottagonale si adatta allo spazio grazie al supporto di un esoscheletro in legno di faggio e piastre in acciaio, pensati per ridisegnare una foresta di bambù nella Congrega. Abbiamo così progettato un bancone multifunzione, per rispondere a diversi usi: una caffetteria dove ritrovarsi a gustare un buon caffè, una portineria in cui lasciare i propri pacchi o spedire una lettera, un infopoint dove chiedere consiglio e farsi aiutare per qualsiasi necessità. Le nicchie della congrega sono state allestite seguendo la stessa logica compositiva, destinate ad accogliere funzioni diverse: da una parte mostrare tutti i prodotti che verranno co-creati in questo punto di comunità così da promuovere realtà locali, dall’altra uno spazio dove poter lasciare o prendere un libro.

Per far sì che il Punto di Comunità “I Morticelli” costituisca un luogo di prossimità essenziale per il quartiere, durante la fase di progettazione sono state selezionate attraverso una call due giovani placemaker, Arianna e Sarah. Conosciute nel quartiere come le portinaie, dopo un percorso di formazione, collaborano oggi al continuo processo partecipativo attivo nella Chiesa.

Lo spazio rimane quotidianamente aperto e pronto ad accogliere attività, laboratori e collaborazioni in continua evoluzione: dai laboratori musicali, ai Tavoli di Comunità a tema turismo e accoglienza, produzione culturale, prossimità e vicinato, passando da format completamente dedicati ai più piccoli tra letture, rappresentazioni, laboratori e molto altro, la comunità è chiamata a rispondere attivamente in una forma di continua co-gestione e co-progettazione del proprio Punto di Comunità.Da questa esperienza abbiamo imparato l’importanza di fare rete con realtà locali per attivare nuovi progetti sostenibili e riscoperto la bellezza di lavorare a stretto contatto con team multidisciplinari, insieme alle comunità, per la promozione di politiche abilitanti in grado di rigenerare, partendo dal basso, lo spazio pubblico favorendo così la riappropriazione dei beni comuni. L’attivazione dei Morticelli ci insegna l’importanza di operare collettivamente, intrecciando percorsi ed esperienze con cui costruire storie di comunità.

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