La strada condivisa: un progetto flessibile per una realtà complessa

di Lucia Canalini

Il progetto di rigenerazione del quartiere Quadrilatero a Castel Bolognese nasce da un percorso di ascolto dei cittadini e, dopo un lungo iter fatto di mappature, analisi, interviste, progettazione e momenti di confronto con l’amministrazione, torna ai residenti per lasciare a loro l’ultima parola.

Lo scorso 14 maggio è stato presentato ai cittadini di Castel Bolognese, piccolo comune
della provincia di Ravenna, l’esito di un percorso iniziato più di un anno fa. Nell’estate del
2025 l’amministrazione comunale aveva infatti avviato un percorso di ascolto dedicato agli abitanti del Quadrilatero, un quartiere nato tra gli anni Cinquanta e Sessanta come
insediamento di edilizia residenziale pubblica.
Le caratteristiche del Quadrilatero sono comuni a molti quartieri periferici italiani. Dal punto di vista sociale è caratterizzato da un regime abitativo misto, composto da proprietari e affittuari, da una presenza multiculturale eterogenea e da una forte componente di anziani, donne e bambini. Dal punto di vista dello spazio pubblico, invece, emerge un elemento dominante: la strada.
Una strada pensata e utilizzata quasi esclusivamente per l’automobile, che attraversa il
quartiere o vi sosta occupando gran parte dello spazio disponibile. Il verde è scarso,
mancano luoghi di incontro e di sosta, e gli spostamenti a piedi o in bicicletta risultano
spesso difficili e poco sicuri.
A questo si aggiunge una forte fragilità climatica. Durante l’estate le vie del quartiere si
trasformano in vere e proprie isole di calore, mentre in occasione di eventi meteorologici
intensi i sottoservizi, ormai in parte inadeguati, faticano a garantire il corretto deflusso delle acque.

una vista del quartiere Quadrilatero (foto di Lucia Canalini)

Il report conclusivo del percorso di ascolto ha restituito con chiarezza queste criticità,
insieme ai bisogni espressi dagli abitanti. È da qui che è partito il lavoro dell’architetta Elena Farnè, con la quale ho collaborato negli ultimi mesi. Quello che inizialmente avrebbe dovuto essere un Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica si è progressivamente trasformato in qualcosa di più articolato e interessante.
Le richieste emerse dal percorso partecipativo, unite alla particolare configurazione urbana del quartiere, ci hanno portate a immaginare una soluzione capace di andare oltre il modello tradizionale composto da carreggiata, marciapiede, pista ciclabile e filare alberato.
L’ipotesi progettuale proposta è quella di una strada condivisa: uno spazio in cui l’automobile perde il proprio ruolo dominante e diventa un ospite. Attraverso una carreggiata a senso unico, non rettilinea e progettata per indurre velocità molto basse – circa 20 km/h – pedoni, ciclisti e automobili possono convivere in sicurezza.
A questo nuovo assetto della mobilità si affiancano soluzioni basate sulla natura per
affrontare le criticità climatiche del quartiere: depavimentazione di alcune superfici,
realizzazione di giardini della pioggia, nuove alberature, spazi di sosta e aree gioco.
Interventi che non possono prescindere dal coinvolgimento dei gestori dei sottoservizi,
affinché la trasformazione sia strutturale e non si limiti a una semplice riqualificazione
estetica.
Per verificare quella che inizialmente era soltanto un’ipotesi progettuale, abbiamo avviato
una fase di analisi, mappature e interviste, con l’obiettivo di costruire una base solida di dati e conoscenze sul quartiere. In particolare, la mappatura dell’uso dello spazio pubblico si è rivelata fondamentale per affrontare uno dei temi più delicati emersi durante il percorso di ascolto: quello dei parcheggi. Attraverso rilievi effettuati in diversi momenti della giornata e della settimana, siamo riuscite a individuare il numero massimo di posti auto effettivamente utilizzati e a reinserirlo all’interno della proposta progettuale. I residenti avranno quindi parcheggi distribuiti in modo diverso rispetto alla situazione attuale, ma con una dotazione complessiva sostanzialmente invariata e comunque raggiungibile, nella maggior parte dei casi, entro una distanza di circa 200 metri dalla propria abitazione.

mappatura dei parcheggi in una giornata tipo

Proprio mentre queste verifiche erano in corso, è emerso un elemento inatteso che ha
modificato radicalmente il percorso progettuale. Le aree antistanti gli edifici ERP, che tutti
percepiscono come spazio pubblico, risultano in realtà superfici private a servizio degli edifici stessi.
Questo aspetto ha introdotto un importante vincolo progettuale. Escludere tali superfici
dall’intervento avrebbe compromesso la qualità complessiva della trasformazione, rendendo poco efficace qualsiasi azione limitata alla sola sede stradale. Allo stesso tempo, proprio quelle aree sono oggi le più degradate e necessitano di interventi prioritari.
In questa fase il confronto con l’amministrazione è stato fondamentale. Da un lato vi era la
volontà politica di procedere comunque con il progetto; dall’altro la consapevolezza che una trasformazione parziale avrebbe difficilmente risposto alle aspettative e ai bisogni espressi dagli abitanti.

aree private antistanti gli edifici ERP

Da qui nasce l’idea di un progetto flessibile, capace di adattarsi alle decisioni dei singoli
gruppi di proprietari.
I residenti possono scegliere di cedere al Comune le aree private antistanti gli edifici,
consentendone la trasformazione in vero spazio pubblico. Possono decidere di mantenerne la proprietà ma aderire comunque al progetto, sostituendo parte delle superfici asfaltate con verde e arredi urbani. Oppure possono scegliere di non intervenire affatto, lasciando inalterato lo stato attuale.

tavole che raccontano la flessibilità del progetto, schematizzando nell’immagine in alto la configurazione se tutti i proprietari cedessero la loro proprietà mentre nell’immagine in basso come diventerebbe il progetto se solo
alcuni proprietari aderissero

Lo scorso 14 maggio queste possibilità sono state presentate pubblicamente ai residenti.
Durante l’incontro sono emersi con chiarezza tre diversi livelli di interesse.
Il primo è l’interesse privato dei residenti, legato alla gestione di aree oggi percepite come
proprie e al tema, spesso controverso, dei parcheggi. Pur riconoscendo che l’eccessiva
presenza di automobili impoverisce la qualità dello spazio pubblico, molti abitanti
considerano la possibilità di parcheggiare vicino a casa una comodità importante e non
negoziabile.
Il secondo è l’interesse pubblico dell’amministrazione, che punta a riqualificare il quartiere e migliorarne la qualità urbana.
Il terzo, forse il più interessante, è l’interesse generale: quello di un quartiere più vivibile, più
verde, più sicuro e accessibile, capace di accogliere pedoni, ciclisti e automobili e di tornare a essere uno spazio di incontro e relazione.
La flessibilità della proposta consente di costruire progressivamente un orizzonte condiviso
tra amministrazione e cittadini. È una strada complessa, che richiede investimenti economici importanti, capacità amministrativa e una forte fiducia reciproca. Da una parte il Comune dovrà sostenere i costi di rifacimento dei sottoservizi, della sede stradale e delle nuove infrastrutture verdi; dall’altra i residenti sono chiamati a valutare la possibilità di mettere a disposizione porzioni delle proprie aree private.

due momenti di ascolto e partecipazione durante questi mesi (foto di Elena Farnè)

Proprio questa tensione tra interessi diversi potrebbe rappresentare la forza del progetto,
non un ostacolo da superare, ma il motore stesso del processo.
Ai cittadini non è stato presentato un progetto chiuso e definitivo, ma un sistema di
possibilità entro cui costruire insieme il futuro del quartiere. Le decisioni che i residenti prenderanno nei prossimi mesi contribuiranno a definire la forma finale dell’intervento. Questo non significa delegare ai cittadini la progettazione e la pianificazione, o ridurre il risultato a una semplice somma delle richieste emerse, ma riconoscere che la trasformazione urbana contemporanea non può essere il frutto della sola progettazione tecnica. Deve confrontarsi con i bisogni reali delle persone, con le trasformazioni sociali e climatiche in corso e con una visione di città più accessibile, inclusiva e a misura di chi la vive. È compito del progettista esplorare nuove soluzioni, come le strade condivise o le infrastrutture verdi, verificarne la compatibilità con le esigenze della comunità e infine fare sintesi: tradurre interessi diversi, dati, vincoli e aspettative in uno spazio pubblico che funziona, bello e che metta le persone che lo vivono al centro del progetto.