Dall’11 al 14 giugno, a Londa, il coordinamento nazionale C’è Margine si è incontrato per la prima volta.
Persone da tutte le parti della penisola, dal Piemonte alla Puglia, dal Friuli alla Sardegna.
Abitanti, professioniste/i, attiviste/i, dottorande/i, ricercatrici/tori, reti organizzate, rappresentanti di associazioni che hanno sentito il bisogno di vedersi di persona per conoscersi, confrontarsi e… fare festa.

Il coordinamento è nato un anno fa in risposta ad alcune frasi (poi rimosse) contenute nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027, pubblicato a marzo 2025. Ad indignare è stata una visione che si traduceva, di fatto, in un abbandono istituzionale: per aree in declino demografico, e su cui insistono processi di marginalizzazione la proposta era quella di un “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile per quelle aree demograficamente compromesse, basse prospettive di sviluppo e poco attrattive”.
La risposta è iniziata durante un corso della Londa School of Economics con la stesura di una lettera pubblica sottoscritta da numerose organizzazioni e cittadini.
Dopo un inverno di incontri e lavoro online, in primavera è arrivata l’opportunità di organizzare il primo evento in presenza, curato da Associazione Rifai e LAMA Impresa Sociale.
Durante i mesi di co-progettazione sono nati due tavoli di lavoro principali, i cui risultati sono stati presentati durante il raduno: un’officina politico-normativa creata per trasformare le istanze locali in proposte di riforma e un osservatorio su narrazioni e pratiche nelle aree interne che ha elaborato un vero e proprio “kit di sopravvivenza per territori resistenti” aperto e scaricabile online.
Oltre ai lavori interni, ci sono stati momenti di scambio e interventi di grande valore , come la testimonianza della Sindaca di San Romano in Garfagnana sull’esperienza nell’area interna della Garfagnana – Lunigiana – Media Valle del Serchio – Appennino Pistoiese; gli interventi della Rete dei Dottorandi Comunali sul ruolo della ricerca per i territori marginali, un laboratorio di scrittura di narrativa con Vita a partire dalle parole restare tornare e arrivare alla base del focus book “Le aree interne in prima persona”.
L’obiettivo principale dell’incontro è stato proprio la reciproca conoscenza: uscire dagli schermi per ritrovarsi attraverso momenti guidati, camminate nella natura e condivisione a tavola, davanti al buon cibo toscano.
Non potevamo non lasciarci con uno sguardo al futuro del coordinamento. Grazie ad una sessione facilitata di codesign per capire prospettive e prossimi passi, le persone presenti hanno tracciato la loro visione dei prossimi anni e quella più operativa dei prossimi mesi a livello di obiettivi operativi chiari, struttura e forma organizzativa e dialogo con altre reti dei territori marginali. STAY TUNED!

Ero a Londa già due settimane prima dell’evento per il modulo del master U-RISE dedicato alle aree interne.
Un modulo immersivo per osservare da vicino strategie di rigenerazione territoriale orientate all’impatto e all’ascolto delle comunità dell’Appennino fiorentino, ragionando sull’evoluzione del concetto di aree interne.
La strategia nazionale nata 13 anni fa, ha avuto il merito di accendere i riflettori su quei territori che si svuotano, impoveriti nelle infrastrutture civiche, ma teatro di alternative ai modelli socio-economici dominanti e laboratori di innovazione.
Tuttavia, questa forte rappresentazione non si è ancora tradotta in una solida rappresentanza politica. Un vuoto che alimenta quel sentimento di abbandono a cui “i luoghi che non contano” rispondono con un voto di rottura e protesta rivolto verso i centri o con l’astensionismo, alimentando polarizzazioni e fragilità nella democrazia.
Vedo il coordinamento C’è Margine come un nodo di una rete orientato alla rappresentanza e all’advocacy, per fare da megafono a rivendicazioni che attraversano il Paese da nord a sud, capace di stimolare politiche in grado di fare da cornice alle tante sperimentazioni e innovazioni innescate da abitanti, associazioni, cooperative di comunità e privato sociale.
Ho partecipato all’evento come ex studente della Londa School of Economics e portando la mia esperienza di vita e lavoro in montagna presso la Trappa di Sordevolo (Ecomuseo della Tradizione Costruttiva), un ex-monastero trappista recuperato a partire dal 1998 nell’ambito dell’Ecomuseo Valle Elvo Serra.
Attraverso lo strumento ecomuseale e delle sue attività formative legate al patrimonio culturale, gli abitanti permanenti e temporanei prendono coscienza delle peculiarità del territorio, imparano insieme e immaginano proposte che tengono unite dimensione ecologica ed economica a partire da un ritrovato senso del limite.

Per non “andare a sbattere” contro il futuro, la prospettiva è chiara: tenere insieme una visione sistemica in cui formazione, costruzione di competenze per abitare i luoghi, produzione, accoglienza, gestione dei beni comuni e creazione di legami sociali forti siano parte della stessa visione politica. Una visione critica del presente e necessariamente alternativa.
