Diario di un percorso partecipativo in itinere
Immaginate un paese in cui si sta bene.
Uno di quei luoghi dove le persone si salutano per nome, dove le colline fanno da quinta e dove, anche se te ne vai, prima o poi torni. Questo è un racconto che parte da qui.


Controguerra, poco più di duemila abitanti in provincia di Teramo in Abruzzo, al confine ultimo con le Marche, immerso nelle colline. Non è un luogo che fa rumore. Vive piuttosto in un equilibrio sottile: relazioni dense, servizi essenziali che funzionano, ma spesso solo grazie alla propria automobile privata. È anche un luogo personale per me, da cui derivano metà delle mie origini.
A un primo sguardo, Controguerra sembra funzionare. Gli eventi riempiono l’estate, le piazze si animano, la comunità risponde. Eppure basta restare qualche settimana in più, magari attraversare il paese in un pomeriggio di gennaio, per accorgersi che qualcosa si assottiglia. La vita sociale qui è intensa ma intermittente. Si accende a picchi, poi rallenta. Soprattutto per i più giovani, gli spazi dell’incontro quotidiano sono pochi e dispersi.
È in questa crepa, più percepita che dichiarata, che si inserisce la mia ricerca. L’obiettivo centrale della ricerca è sperimentare un primo approccio partecipativo volto alla riattivazione sociale e culturale dell’ex Convento ed asilo delle suore di San Francesco, collocato sulla strada principale del Comune, al confine con scuole elementari, medie e palestra comunale, trasformando uno spazio pubblico sottoutilizzato in un’infrastruttura sociale capace di rispondere ai bisogni e ai desideri reali della comunità di Controguerra.
Gli strumenti: il kit di indagine territoriale
Il percorso di rigenerazione è stato strutturato come un diario di ricerca-azione, adottando una metodologia che privilegia strumenti “leggeri” e accessibili per massimizzare la partecipazione spontanea della comunità. Il processo si è articolato attraverso tre pilastri tecnici di indagine:
- Interviste qualitative semi-strutturate: condotte con testimoni chiave (amministratori, attivatori culturali e residenti storici) per far emergere la memoria storica dell’edificio e le percezioni profonde legate al sottoutilizzo attuale dello spazio e del Comune.
- Questionario di prossimità online: diffuso capillarmente sfruttando luoghi della quotidianità (come i bar del paese, le attività commerciali) come presidi per mappare quantitativamente i bisogni inespressi e la disponibilità dei residenti a contribuire attivamente alla cura del bene comune.
- Laboratori di co-creazione con le scuole: attività dedicate a bambin3 e ragazz3 della scuola primaria e secondaria di primo grado, finalizzate a raccogliere visioni sul futuro degli spazi pubblici.
Gli esiti: dalle percezioni individuali ai bisogni collettivi

L’analisi dei dati raccolti ha permesso di delineare una visione d’insieme che va oltre la semplice richiesta di servizi. Gli output principali della ricerca evidenziano tre direttrici chiare:
- Domanda di infrastruttura sociale: emerge un bisogno prioritario di spazi per il tempo libero “non strutturato”, ovvero luoghi dove sostare e incontrarsi senza l’obbligo del consumo, particolarmente sentiti nelle fasce d’età giovanili e durante i mesi invernali.
- Disponibilità alla cura condivisa: un dato tecnico rilevante è un buon grado di propensione della cittadinanza a partecipare a modelli di gestione collaborativa, indicando che il terreno è pronto per sperimentazioni di amministrazione condivisa dei beni comuni.
- Governance flessibile e incrementale: piuttosto che un progetto architettonico definitivo, l’output della tesi propone una strategia di riattivazione progressiva. Questa si basa su piccoli inneschi e modelli di governance flessibili che permettano all’ex Convento di trasformarsi gradualmente in un presidio quotidiano di relazioni, capace di dare continuità alle energie oggi solo stagionali.
In questo contesto, il collettivo baulücke, che ha potuto trovare forma ed espressione proprio grazie a questo progetto, agisce come dispositivo di lavoro sul campo, testando un approccio che unisce l’architettura all’innovazione sociale per trasformare l’ex Convento da “spazio in attesa” a motore di rigenerazione per l’intero territorio di Controguerra ma anche come pilota sperimentale di buone pratiche per territori locali analoghi.
Resta quindi una domanda aperta, che va al di là Controguerra.
– Cosa succede quando un piccolo paese rurale decide di prendersi sul serio?
– Cosa potrebbe accadere se uno spazio oggi sottoutilizzato diventasse un presidio quotidiano di relazioni?
– E cosa cambierebbe se le energie che oggi esplodono solo d’estate trovassero finalmente continuità?
Questo lavoro prova a stare in quello spazio di possibilità.
Il resto, come spesso accade nei processi partecipativi, dipende da chi deciderà di attraversarlo e noi saremo lì ad aiutarlo a fiorire.
Il progetto è stato ideato da baulücke collective nell’ambito del Master U.rise con il patrocinio gratuito del Comune di Controguerra.
Per seguire i prossimi passi: https://www.instagram.com/bauluckecollective/?next=%2F
