Cartografie relazionali e convivenza urbana: re-immaginare spazi per città educanti

La pandemia ci ha mostrato il volto fragile della realtà che ci circonda, ma anche la complessità delle sue interconnessioni. Come fanno i bambini e gli adolescenti ad appropriarsi dello spazio vitale "città" che spesso è loro ostile? Quale progetto di vita realizzano in relazione all'ambiente urbano? Quali luoghi sono "destinati" a loro? Abbiamo bisogno di un nuovo senso dello spazio urbano da espandere e ricreare attraverso la ridefinizione di luoghi anche solo interstiziali, spazi comuni flessibili per una società aperta e viva oltre l'inaccessibilità e la disuguaglianza, dal reale al virtuale al virtuoso.[di Letizia Montalbano]

di Letizia Montalbano

Cartografie relazionali e convivenza urbana: re-immaginare spazi per città educanti

La città è di per sé un’educazione ambientale 

e può essere usata per fornirne una,

 sia che pensiamo di imparare attraverso la città, di imparare sulla città

di imparare a usare la città, di controllare la città o di cambiare la città.”  

Colin Ward 

Parafrasando Gianni Rodari, si potrebbe dire che oltre a Tante fiabe per giocare nel nostro Paese occorrano anche Tante Strade per giocare. Evidenziando come una mente creativa insieme ad uno spirito critico ed uno sguardo acuto e sensibile, come spesso i bambini sanno avere, possono infondere nuova linfa vitale allo spazio pubblico condiviso. 

I bambini ci guidano, con la loro creatività priva di preclusioni, verso un cambiamento di prospettiva per ridisegnare il volto dei luoghi che dovrebbero caratterizzare ed accompagnare la loro crescita attraverso modalità proattive e non coattive.

Il divario tra rurale ed urbano, e la distanza fra natura e cultura rischia ormai di tracciare confini indelebili tra indoor ed outdoor. Diventa così fondamentale attivare nuovi canali percettivi del paesaggio per rigenerare luoghi trascurati e/o tutt’al più deputati ad una socialità ormai rarefatta, relegata ad ambiti asettici o virtuali anche per l’infanzia. 

Come comunità responsabile ed inclusiva dovremmo invece aiutare i bambini a sviluppare la capacità innata di trasformare un ambiente che non risponde ai propri bisogni e desideri. Curando, riprogettando e rimodellando l’esistente attraverso visioni di grande respiro che non dimentichino il potere di segni fantasticamente liberi da qualunque prefigurazione consueta del presente, sottolineando il diritto infantile di esplorare e giocare il mondo per poter vivere in sintonia con esso1.

Strade, piazze, cortili sono da sempre spazi di socializzazione, ambienti vitali ed esperenziali da dove ripartire per riconquistare la capacità di abitare luoghi comuni dove si sviluppano relazioni educative importanti per il consolidamento di processi di cittadinanza attivi. Ripartire ad esempio dai cortili scolastici e condominiali, considerandoli come spazi educativi che realmente impattano sul processo di trasformazione della città come luogo di apprendimento. Un territorio di scoperta reciproca, aperto ed inclusivo, poroso ed accessibile dove le capacità dei bambini e degli adulti si intrecciano ed amplificano attraverso l’arte dell’ incontro e del  gioco.

Alcuni ricercatori che studiano le connessioni tra gioco e sviluppo hanno evidenziato che re-immaginare gli spazi pubblici può infondere opportunità di apprendimento ludico nel tempo che i bambini trascorrono fuori dalla scuola. Gli esperti possono aiutare le comunità a creare spazi pubblici divertenti dove i bambini possono imparare mentre giocano. Percorsi didattici non convenzionali e approcci che mettano i bambini, a confronto con problemi reali, stimolando in loro la consapevolezza di essere attori sociali dotati, fin da piccoli, di un potere trasformativo sul mondo che li circonda. Cittadini attivi e non semplici fruitori di luoghi che abitano ed attraversano. Molte di queste possibilità possono essere esplorate guardando alle esperienze storiche e alle metodologie consolidate ma anche alle strategie innovative realizzate durante la pandemia, sviluppate da cittadini e associazioni. 

I due tipi di sperimentazione trovano una sintesi nella città-scuola, una città che ripensa la sua struttura e funzione in modo olistico, includendo obiettivi educativi ed ecologici.
Alcune di queste esperienze si concentrano sui concetti di scuola fuori dalla scuola (outdoor schoolings) e sul potenziale educativo degli spazi pubblici. Succede ad esempio in Germania con gli Abenteuerspielplatz (adventure playground): un modello fondato sull’autonomia infantile per potenziare competenze, sicurezze, capacità ed abilità, mutuato in parte dai parchi Robinson e, nel dopoguerra, dagli unici luoghi disponibili per il gioco con materiali di scarto postbellici. In Italia Il giardino del Guasto di Bologna è a sua volta stato progettato con criteri simili, osservando e coinvolgendo i ragazzini che giocavano sulle rovine (dallo sguardo al progetto)2.

Gioco libero al Giardino del Guasto-Bologna
Archivio Ass. Giardini del Guasto

I parchi/spazi gioco sono infatti fonti primarie di resilienza e crescita, da affiancare alla scuola ed alle associazioni sportive. Espanderne le funzioni sociali, pedagogiche e addirittura sanitarie, comprendere appieno qual è il potenziale di questi luoghi e capire se proprio questo momento storico straordinario non possa essere quello giusto per implementarli nelle nostre città. Berlino ha implementato le sue Temporäre Spielstraßen, ovvero ha designato alcune strade chiuse al traffico durante precise fasce orarie e/o giorni per permettere ai bambini di giocarci. A riprova che le sperimentazioni più efficaci, connesse alla costruzione di una dimensione condivisa di comunità, risultano spesso quelle spontanee, pratiche vive nate dalle diverse interazioni che si creano volta per volta tra gli abitanti, anche quando i percorsi sono temporali.

In tempi di crisi nuove soluzioni virtuose possono trovare terreno fertile, mostrando che i luoghi di gioco e di incontro all’aperto sono spazi essenziali. Basterebbe ripensare alla rigenerazione urbana postbellica attivata ad Amsterdam dall’Architettura umana di Aldo Van Eyck che ha progettato più di 500 parchi gioco plurifunzionali in spazi interstiziali, a formare una rete interattiva attraverso la città, punto di incontro e scambio per gli abitanti di tutte le età.

In between”  uno dei playground disegnati da Aldo Van Eyck
Fotografia di Gemeente Amsterdam [Ufficio Municipale di Amsterdam, datazione incerta]

La progettazione del processo richiede una riflessione su questo genere di spazi e non la loro chiusura,cercando di coinvolgere bambini ed adolescenti direttamente nella loro progettazione/ridefinizione, anche ispirandosi a realtà urbane innovative sviluppate da cittadini e associazioni che hanno influito su soluzioni di Tactical urbanism realizzate recentemente anche in varie città italiane come Milano, Bologna o Roma.

A questo proposito citiamo il  recente Webinar curato dalla Consulta CINNICA insieme alla LUNGI Vietato vietare di giocare“ in cui si sono intrecciate le voci di vari esperti sul tema spazi pubblici interdetti al gioco dei bambini. Seminario che ha prodotto un proficuo cambio di passo ed una nuovo regolamento condominiale a favore del gioco dei bambini a Bologna così come in precedenza a Rimini, Ravenna e Milano3.

Gli esempi citati sono stati scelti con l’obiettivo di evidenziare come ogni crisi porti con sé opportunità di cambiamento che possono, o meno, essere colte come sostiene Morin (2020): utili  per favorire la riflessione, il confronto e il dialogo e, in definitiva, prefigurare nuovi scenari di trasformazione socio-ambientale. La pandemia ha dato l’opportunità di disegnare una nuova cartografia relazionale ridisegnando la città attraverso il suo corpo sociale. I bisogni degli abitanti più fragili e vulnerabili, come i bambini invisibili e gli anziani confinati e sacrificati, devono essere il punto di partenza. Stabilendo una nuova connessione intergenerazionale e ricollegando il legame tra locale e globale, una transizione ecologica dell’infanzia potrebbe diventare possibile. (Pagliarino e Montalbano 2020)

Note

(1) ll gioco è un importante diritto umano, come indicato nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia che afferma che ogni bambino ha il diritto al tempo libero, a impegnarsi in attività di gioco e ricreative appropriate all’età e a partecipare liberamente alla vita culturale e alle arti. Giocare all’aperto è una parte importante di questo: gioco spontaneo, scoperta e avventura in un ambiente esterno con o senza la presenza di adulti, purché il gioco abbia un carattere aperto, imprevedibile e non strutturato, iniziato dai bambini stessi (Ward,1979).

(2) Naldi, M. (2013). La sfida del Guasto. IN_BO. Ricerche E Progetti Per Il Territorio, La Città E l’architettura, 4(1), 249–254. https://doi.org/10.6092/issn.2036-1602/3714

(3) È stata approvata in consiglio comunale la prima variante del regolamento edilizio che riafferma il diritto al gioco dei bambini “nei cortili, nei giardini e nelle aree all’aperto degli edifici privati ad uso abitativo”. Il Comune si rifà alla convenzione sui diritti dell’infanzia dell’Onu e scrive che il regolamento edilizio varrà su tutti gli altri: “Non si applica ogni contraria deliberazione assembleare ovvero disposizione contenuta nei regolamenti condominiali” (https://bologna.repubblica.it/cronaca/2021/07/28/news/bologna_vietato_vietare_ai_bambini_di_giocare_in_cortile-312049449/)

 

 

Condivid l'articolo sui social: