Si arriva ad un punto in cui si decide di voler tornare. Ed è strano perché si è passati una vita a lamentarsi della provincia: troppo noiosa, vuota di alternative, un posto in cui è impossibile immaginare il proprio futuro. Ad un certo punto, però, capita che dopo anni di studio e di esperienze in città più grandi o più dinamiche, si scelga di tornare e di provare a creare un’alternativa, proprio lì dove si è cresciuti. Farlo a Savona sembra una follia: la provincia più vecchia d’Europa, con un’età media intorno ai 50,4 anni e con i due terzi dei laureati o professionisti della cultura che scappano altrove.
Spesso accade che da simili urgenze nascano risposte ambiziose, prendano vita progetti e si accendano dei fuochi. A Savona, uno di questi si chiama Brucia Festival.

Brucia Festival è alla sua edizione zero e ha avuto luogo a Savona dal 9 al 17 maggio di quest’anno. Una manifestazione culturale distribuita su nove giorni e che ha visto la realizzazione di più di cinquanta eventi nell’arco della sua programmazione. Il progetto nasce per stimolare la città attraverso l’arte e la cultura, offrendo iniziative di alta qualità in una provincia spesso oscurata dal dinamismo del capoluogo di regione. In questo scenario, non si limita a proporre una programmazione attraente per i giovani e per i suoi cittadini, ma punta a condividere pratiche e valorizzare le realtà culturali già attive a Savona, con l’obiettivo di coltivare un ecosistema creativo in continuo dialogo. Dietro l’organizzazione c’è l’associazione Fiammiferi, un team di giovani under 30 che, dopo gli studi universitari svolti in diverse parti d’Italia, ha scelto di mettere al servizio della propria città d’origine le competenze e le professionalità acquisite altrove, replicando e adattando le migliori pratiche culturali vissute fuori sede. L’iniziativa è stata sostenuta dal bando SparkZ “Giovani che attivano” della Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione De Mari con il patrocinio del Comune di Savona.
La programmazione di Brucia si è articolata intorno al dialogo di differenti forme d’arte alla costante ricerca di linguaggi artistici innovativi. La mostra d’arte “Culture in divenire” è stata il risultato della selezione pubblica di artisti under-35 provenienti da tutta la Liguria; la rassegna teatrale ha visto il susseguirsi degli spettacoli dei laboratori teatrali scolastici, permettendo alle scuole superiori e gruppi universitari – savonesi e fuori sede – di condividere il palco del Teatro cittadino. Il palinsesto è stato poi arricchito da proiezioni cinematografiche con registi in sala, workshop, talk con autori e creativi di rilievo locale e nazionale, culminando nel concerto finale. I luoghi che Brucia ha vissuto particolarmente sono quindi il Teatro G.Chiabrera e la Fortezza del Priamàr, roccaforte militare costruita dai Genovesi nel sedicesimo secolo il cui nome in dialetto significa “La pietra davanti al mare” e che nel corso della storia ha avuto diverse funzioni (ad esempio essere stata la prigione di Giuseppe Mazzini). Attualmente la fortezza si sta progressivamente trasformando in uno spazio a matrice culturale, oltre ad ospitare il Museo Archeologico di Savona, molte associazioni e gruppi giovanili la abitano per proporre momenti musicali e di socialità; così come è stato durante Brucia dove il Priamàr si è colorato simbolicamente di rosso.

Oltre ad aver coinvolto i luoghi centrali e gli spazi tradizionalmente dedicati alla cultura — come il teatro e la galleria d’arte – la programmazione settimanale di Brucia ha voluto focalizzarsi sui quartieri della città. Questa scelta nasce dalla convinzione che strade, piazze, parchi e giardini siano veri e propri “spazi generativi” di cultura. La collaborazione con i Comitati Territoriali ha permesso di promuovere sei iniziative dislocate in altrettanti quartieri della città, dal mare all’entroterra. Le attivazioni urbane hanno visto il coinvolgimento di associazioni, gruppi informali e residenti, traducendo l’ascolto delle preferenze locali in una programmazione culturale condivisa. Un secondo progetto di co-design ha coinvolto trentacinque studenti e studentesse delle scuole superiori all’interno del percorso di formazione scuola – lavoro “Facciamo un Festival”. Attraverso incontri dedicati alla progettazione culturale e alla riflessione sulle criticità e sulle aspirazioni della propria città, i giovani partecipanti hanno progettato e realizzato una serie di iniziative per il Festival, diventando i portavoce degli interessi e preferenze dei loro coetanei.

La citazione “Vogliamo tutto” di Nanni Balestrini, disegnata sulla piazza del Comune durante la parata inaugurale del Festival, rappresenta quindi il manifesto di una comunità di giovani, consapevole delle difficoltà del presente che chiede di non essere più esclusa nelle scelte che disegnano la città e il suo futuro. Questa urgenza ha alimentato a Savona un fuoco spontaneo e comunitario, dove la cultura funge da scintilla per il rilancio del territorio e delle persone che la abitano.
Da Savona per ora è tutto; ci vediamo l’anno prossimo.
