Abitare la città, poeticamente. Laboratorio di bellezza.

Armati di penna, notes, e macchina fotografica (cellulare) ci si è avviati alla scoperta di itinerari noti e meno noti: le case popolari, i binari e la ferrovia chiusa, i marciapiedi e le strade sconnesse, la parrocchia e il campetto, non prima di aver scelto alcuni filtri-parola attraverso cui guardare. Si è trattato di una delle attività del Festival della Parola | Abitare Poeticamente la città. [a cura di Silvana Kühtz]

a cura di Silvana Kühtz

Abitare la città, poeticamente. Laboratorio di bellezza.

Forse sono proprio i poeti a capire la città prima degli architetti, dei politici, e dei professionisti chiamati a interpretarla per mestiere. La citazione di Calvino, di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà a una tua domanda, apre uno squarcio sul come, sulle domande possibili per abitare la città e rispondere non solo ai bisogni ma anche ai desideri di chi la abita. Il verso di Hölderlin, poeticamente abita l’uomo, che il filosofo Heidegger usa per approfondire il senso dell’abitare e il senso della poesia, ci interroga sul come abitano i cittadini, su come abitiamo noi che siamo anche dediti alla formazione. 

Il verbo abitare, rimanda anche a abitudine, all’abito che portiamo. L’habitus ci ripara, ci descrive, ci rappresenta nel mondo. E se “nell’abitare risiede l’essere dell’uomo” (Heidegger) diviene necessario interrogare i luoghi abitati, non solo la casa, per coglierne l’essenza. 

Un luogo esiste davvero forse solo se raccontato e proprio la narrazione è capace di coniugare insieme invenzione e realtà, poesia e crisi. In questa prospettiva si è mosso il Festival della parola | Abitare poeticamente la città, nel 2021 alla sua edizione zero, organizzato da Leggo Quando Voglio / Poesia in Azione.
Il laboratorio che porta lo stesso nome (anche grazie a una collaborazione con l’associazione locale Venti di Scambio Aps) ha attraversato nella primavera 2021 la città di Conversano (BA), e in particolare un quartiere periferico, Sacro Cuore o le tre vigne, che i suoi abitanti non esitavano a definire monotono. Armati di penna, notes, e macchina fotografica (cellulare) ci si è avviati alla scoperta di itinerari noti e meno noti: le case popolari, i binari e la ferrovia chiusa, i marciapiedi e le strade sconnesse, la parrocchia e il campetto, non prima di aver scelto alcuni filtri attraverso cui guardare. Bellezza, la parola filtro di un giorno di esplorazione, Dignità quella del giorno successivo. Nel camminare, il lab mira ad ampliare le esperienze reali della città, la visione di ciò che è possibile. I percorsi pedonali sono precursori di qualsiasi spazio architettonico; si riferiscono a un’epoca in cui le persone dovevano attraversare un luogo per poi abitarlo. Vagare era l’unico modo per abitare il pianeta, prima che apparisse qualsiasi tipo di architettura e città.

Questi laboratori con i cittadini comportano un importante lavoro preparatorio per individuare e personalizzare le guide, i percorsi, le azioni che si svolgeranno poi. Le guide ad esempio, non sono guide turistiche ma persone che hanno storie da condividere su sé stessi, le loro vite e la vita del quartiere per come lo ricordano e lo vivono. La conclusione del laboratorio è stata una festa pubblica in cui le foto scattate sono diventate una installazione, e le descrizioni scritte sono diventate voci raccolte in tracce audio.

“Il lab è stato davvero interessante e stimolante perché mi ha pungolato, ha posto l’accento sulla capacità che c’è in ciascuno cogliere la bellezza intorno noi quando guardiamo.”

“Con questo laboratorio ho notato che perfino il mio quartiere è bello.”

Qui un audio dei giorni di Lab:

Laboratorio Abitare Poeticamente la città. 

Conversano (BA), 22-23 maggio e 5 giugno 2021. Condotto da Silvana Kühtz e Giulio Spagone.

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