Diario di bordo. Città è diversità: multiculturalismo che rigenera spazi e comunità

Eccoci al terzo appuntamento col Diario di bordo della VII edizione del Master U-Rise. Durante le tre giornate dedicate al modulo "Città e diversità. Fare rigenerazione urbana in contesti multiculturali", a cura di Adriano Cancellieri e Giovanni Marconi, attraverso il racconto di esperienze virtuose e di città aperte alla diversità e alla multiculturalità si è parlato di pratiche di inclusione sociale e culturale in contesti complessi, nonché di strumenti di co-progettazione con e per la comunità finalizzati alla creazione di coesione sociale. Perché una città che cresce è una città aperta alle differenze. [di Sofia Caiolo, Roberta Rivola, Francesca Nigro]

di Sofia Caiolo, Roberta Rivola, Francesca Nigro

Diario di bordo. Città è diversità: multiculturalismo che rigenera spazi e comunità

Quando si parla di processi di rigenerazione urbana in contesti multiculturali, il dibattito può essere spesso molto acceso e mistificato. Proveremo a fornirvi qualche spunto di riflessione attraverso i racconti che Giovanna Marconi e Adriano Cancellieri (Università Iuav di Venezia, Cattedra Unesco SSIIM), Erika Mattarella (Bagni Pubblici di via Agliè, Rete Case di Quartiere, Torino), Anna Henry e Rita Carraro (Kallipolis, Torino), e Modou Gueye (C.I.Q. – Centro Internazionale di Quartiere, Milano), hanno condiviso con noi durante il III Modulo della VII Edizione del Master U-Rise, a cui vanno i nostri ringraziamenti e la nostra stima.

Le persone migrano e le cause possono essere le più disparate: demografia, conflitti, cambiamenti climatici. Le città acquisiscono così una nuova risorsa, la diversità, che se valorizzata adeguatamente può fornire un vantaggio intellettuale, sociale ed economico, piuttosto che essere percepita come un problema.

La città è diversità. Le strade e i quartieri si popolano di moltivolti che quotidianamente si incontrano e coesistono creando un ecosistema in continuo cambiamento. Grazie alle testimonianze fornite dagli interlocutori che si sono susseguiti durante le tre giornate a Venezia, abbiamo compreso come l’adozione di pratiche adeguate, possono essere il motore per l’attivazione di comunità territoriali in grado di trasformare uno spazio – molto spesso isolato e/o degradato – in laboratori culturali e sociali di inclusione dove la convivenza democratica è possibile ed è per tutti.

Abbiamo osservato come la sperimentazione di iniziative concrete ed efficaci – dallo svolgimento di performance artistiche collettive alla pratica di attività sportive comunitarie – predispongono e lasciano in eredità, strumenti per autorigenerarsi, garantendo così la sostenibilità dei luoghi e del loro capitale umano.

Nonostante gli importanti passi avanti messi in atto, restano comunque ancora tante le sfide aperte. In primis, è essenziale uscire da una logica prettamente assistenzialistica in quanto alimenta un atteggiamento passivo delle persone più vulnerabili e un’applicazione meccanica delle idee calate dall’alto. Solo tramite il contenimento di queste dinamiche è possibile dar voce agli abitanti, per poter superare gli stereotipi e individuare i reali bisogni e desideri, molto spesso legati al tempo e al contesto in cui si agisce. Risulta così necessario evitare l’estemporaneità di progetti che rischiano di agire sul territorio senza avere la capacità di protrarsi nel tempo.

Resta infine imprescindibile non sottovalutare gli aspetti di gestione progettuale e sostenibilità economica, mediante una maggiore diversificazione delle forme di finanziamento e la creazione di network solidi e duraturi tra realtà locali e istituzioni pubbliche. Solo attraverso un forte lavoro di sviluppo delle relazioni per e con la collettività, è possibile garantire inneschi, anche autonomi, di capacità generative locali. Creando sinergie tra le persone nella libera espressione di sé e ricercando punti di contatto e somiglianze – presenti in un intreccio di diversità e differenziazioni, che è proprio di ciascuna relazione e individualità – è possibile dare un senso di appartenenza e significato ad uno spazio che altrimenti sarebbe spazio di nessuno.

Concludendo, il diritto alla città per tutti non si esaurisce garantendo esclusivamente pari opportunità di abitare uno spazio pubblico e collettivo, ma richiede imprescindibilmente l’attivazione di una capacità ulteriore: il riconoscimento, la creazione e lo sviluppo di un senso di comunità, aperto ed inclusivo, dove le diversità del territorio sono considerate potenzialità.

L’impegno a cui siamo chiamati è, dunque, restituire il controllo della narrazione a chi il mondo lo vive, individuare le diseguaglianze alla luce del concetto di intersezionalità e costruire ponti che uniscono.

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