Racconti di tirocinio: Lorenzo Vacirca

Lorenzo Vacirca ci racconta del suo tirocinio presso Codesign Toscana, un’associazione culturale con sede a Prato, che dal 2017 riunisce un network multidisciplinare di professionisti nella co-progettazione e facilitazione di percorsi con cittadini ed enti pubblici e privati.

Uno dei punti di forza di U-RISE? La rete di network costruita con molte delle più importanti realtà italiane del mondo della rigenerazione urbana e dell’innovazione sociale.

Abbiamo chiesto alla classe U-RISE della VI edizione del Master di raccontarci la loro esperienza di tirocinio, questa l’intervista a Lorenzo Vacirca.

Presentati brevemente al pubblico U-Rise: chi sei, in che struttura stai svolgendo il tirocinio?

Sono Lorenzo Vacirca, ho 33 anni e sono Architetto. Svolgo la libera professione nella mia città, Prato, da circa 4 anni. Da tempo avevo necessità di riprendere ad occuparmi di alcune tematiche lasciate nel cassetto dai tempi dell’università e solo in parte approfondite in alcune esperienze professionali di collaborazione con la Pubblica Amministrazione. Tenevo d’occhio il Master U-Rise già da un po’. Il 2021 è stato l’anno della scelta e mi sono buttato nell’universo U-rise. L’interdisciplinarietà del corso mi ha spiazzato all’inizio ma riconosco che potenzialmente ne è la vera forza. Per lo stesso motivo che mi ha spinto ad applicare per U-rise, sempre in questo stesso anno 2021 ho fondato assieme ad altri 3 amici designer un gruppo informale di ricerca sul design e l’architettura, IPER-collettivo, le cui attività si sono a più riprese intrecciate con il percorso del master. Abbiamo infatti vinto una residenza a Manifattura Tabacchi, caso studio di un modulo di quest’anno, e abbiamo fatto un lavoro alla Farm Cultural Park del quale ho parlato in un articolo in precedenza.

Ho scelto di rimanere a Prato per il tirocinio, trovando in Codesign Toscana (Cdt) il soggetto giusto per mettere subito in pratica gli insegnamenti e i numerosi input collezionati nei mesi scorsi. Codesign Toscana è un’associazione culturale nata del 2017 che riunisce un network multidisciplinare di professionisti nella co-progettazione e facilitazione di percorsi con cittadini ed enti pubblici e privati. Il lavoro di Cdt a mio parere più importante dell’ultimo periodo – prima che arrivassi, ndr – è stato quello di Lumen Firenze, una straordinaria esperienza di rigenerazione bottom-up unica nel suo genere nel panorama Fiorentino e che non ha nulla da invidiare ma molto da insegnare da queste parti, se non altro perché parte dal basso, da un collettivo nato dagli studenti della Facoltà di Architettura di Firenze, squattrinati e senza le spalle coperte dal capitale. Codesign Toscana ha sede in uno “spazio” all’interno di Officina Giovani, gli ex-macelli comunali messi a disposizione dal Comune attraverso il bando Residenze Creative e finalizzato mediante patti di collaborazione con le diverse associazioni che lo abitano.

Raccontaci sinteticamente il progetto o i progetti a cui stai lavorando.

Ho iniziato a collaborare con Codesign Toscana a fine settembre, partecipando alle ultime fasi organizzative di Response-Ability, pop-up school gratuita di co-design e immaginazione trasformativa e dedicata a persone interessate alla ricerca sociale applicata, design thinking, service e speculative co-design per rispondere ad alcune delle maggiori sfide socio-culturali contemporanee. Alla scuola hanno partecipato anche molti compagni della mia classe U-rise. Il progetto che mi ha visto più impegnato finora è stato Giungla Modulo:Mobile (M:M), vincitore del bando Creazioni Urbane per la rigenerazione di spazi urbani su scala comunale. Giungla Modulo:Mobile è pensato come un processo di innovazione socio-culturale al fine di prototipare un prodotto-servizio del quartiere. La sperimentazione è partita dal Macrolotto Zero, quartiere multietnico di Prato a predominante componente cinese, nell’ottica di renderlo replicabile in tutte le aree oggetto del progetto di forestazione urbana a base culturale Prato Urban Jungle. Infatti l’idea nasce come spin-off del percorso di partecipazione guidato da Codesign Toscana nell’autunno 2020 per Urban Jungle, nel tentativo di colmare il vuoto partecipativo che spesso intercorre tra la fase progettuale e quella di restituzione alla città dell’oggetto finito. Come continuare a prototipare soluzioni green based anche durante tutta la fase di transizione verso la forestazione urbana? Codesign Toscana è quindi entrato nel quartiere, in collaborazione con altre associazioni attive sul territorio e ha strutturato il laboratorio in 3 fasi: ricerca, co-progettazione e prototipazione in autocostruzione. Il progetto consiste nella co-costruzione di alcuni moduli realizzati interamente in materiale di riuso e che ospiteranno itineranti “buone pratiche” di sostenibilità e coesione sociale. Dopo la presentazione finale presso lo studio di CdT a Officina Giovani, l’allestimento dei M:M ha quindi avuto vari bis in altri quartieri della città, in collaborazione con altre associazioni come CUT Circuito Urbano Temporaneo attivo nel quartiere del Soccorso, altro importante campo di sperimentazione culturale e innovazione sociale. Il cerchio si è chiuso con un allestimento finale proprio al Macrolotto 0, durante il WOM, Wonderful Market, temporary store che ha avuto luogo presso il Nuovo Mercato Comunale Coperto di Prato, ricavato in una vecchia fabbrica. A proposito del WOM, a mio parere rappresenta un valido esempio di temporary use per non far perdere la relazione tra cittadini e spazi pubblici in attesa di una nuova cantierizzazione degli immobili, in questo caso del Mercato Coperto dove verrà realizzata la Fabbrica dell’Aria di Stefano Mancuso. Avremmo dovuto portare M:M a Officina Giovani come allestimento della festa dell’ultimo dell’anno ma le nuove restrizioni dovute alla pandemia hanno impedito un epilogo col botto. Nel co-design partecipativo e nella fase di prototipazione e autocostruzione ho avuto anche il piacere di coinvolgere tutto il mio gruppo IPER-collettivo, con il quale sperimentiamo l’interattività delle forme espressive e l’utilizzo di materiali alternativi, sostenibili o riciclati. Il collettivo è un IPER-gruppo e progetta e realizza opere che si legano allo storytelling locale e mirano non solo a una valenza estetica, ma anche a un forte impatto sulla comunità e le identità locali per cui sono pensate. L’altro importante progetto a cui sto lavorando per Codesign Toscana è Start Park, uno strumento di co-design partecipativo per la riprogettazione sostenibile e l’adattamento climatico di aree verdi urbane. In particolare stiamo lavorando al lancio di una campagna di crowd funding per produrre il gioco. Si tratta infatti di un seriuos game che utilizza un gioco di carte cooperativo per fare attività di formazione e sensibilizzazione e, allo stesso tempo, co-progettare scenari sostenibili per la città del futuro. Lo strumento è stato sviluppato in collaborazione con IRIDRA srl, società di ingegneria di Firenze e nasce anche questo in seno alle attività di partecipazione per la riprogettazione dei Giardini di Prossimità nel già citato quartiere Soccorso. Adesso l’associazione sta lanciando una serie di attività volte a testare il gioco e a farlo conoscere come strumento di progettazione utile a professionisti che si occupano di spazi verdi e alle pubbliche amministrazioni intenzionate a declinare la progettazione partecipata in modo autentico e costruttivo. Altri progetti ai quali sto contribuendo sono in fase di scrittura e avranno luogo dopo la conclusione del tirocinio.

Un feedback a caldo: l’esperienza di tirocinio è in linea con le aspettative che avevi quando ti sei iscritto al master?

Quando ho iniziato il master non avevo aspettative. Soprattutto non avevo aspettative riguardo al tirocinio. Se per aspettative invece si intende prospettive di inserimento nel mercato del lavoro, su quello ero abbastanza scettico che un master sul terzo settore, benché con ottime credenziali e referenze, potesse garantirmi un sicuro avviamento lavorativo. E per lavoro intendo la corresponsione di un equo compenso in cambio di un’attività che genera valore, escludendo l’odiosa equiparazione tra attività in libera professione e lavoro dipendente che molto spesso, anche e soprattutto nel terzo settore, finiscono per coincidere. Detto questo, fare il tirocinio nella città dove lavoro sicuramente mi permetterà di consolidare il mio network di conoscenze e garantire maggior sostenibilità ai presupposti sui quali voglio fondare la mia attività professionale di architetto non palazzinaro.

Una riflessione sullo stato attuale: in che modo la realtà in cui state svolgendo lo stage ha reagito, e sta reagendo, all’attuale pandemia? 

Come anticipato prima dovevamo fare l’ultimo allestimento dei M:M per la festa del capodanno pratese a Officina Giovani. L’evento era già in gran parte organizzato, compresi i concerti. Tuttavia ci eravamo già attivati con le altre associazioni che abitano gli spazi di Officina di fare una sorta di open studios durante la notte di San Silvestro, pensando che fosse un’ottima occasione per aprire alla città questi luoghi della città e dei cittadini. E’ andata com’è andata ma resta l’idea per una rete più salda tra tutti noi. Per quanto ne so i percorsi partecipativi durante il 2020 sono stati gestiti in gran parte online. Questo ha permesso di affinare alcune skills sulla gestione degli eventi in remoto, garantendo a Codesign Toscana la possibilità di condurre delle sessioni anche fuori provincia con una certa efficacia. Lo stesso gioco Start Park Game è stato progettato e sviluppato anche per essere giocato sulla piattaforma Mirò. Quel che si sta sfilacciando è la base, la massa di persone che poi è chiamata in prima persona a prendersi cura degli spazi che con fatica e sacrificio vengono co-progettati. La pandemia ne è responsabile.

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