Racconti di tirocinio: Alice Sini e Livia Chianese

"Per Interazioni Urbane stiamo attualmente lavorando al progetto Daje un po’-periphery organizing: un progetto promosso dall’impresa sociale Con i bambini e vincitore del bando di Fondazione Con Il Sud, in attuazione del fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, a cui collaborano altre 9 associazioni romane." Alice Sini e Livia Chianese ci raccontano del loro project-work presso Interazioni Urbane, un’associazione di promozione sociale che si occupa di rigenerazione urbana e di inclusione sociale.

Uno dei punti di forza di U-RISE? La rete di network costruita con molte delle più importanti realtà italiane del mondo della rigenerazione urbana e dell’innovazione sociale.

Abbiamo chiesto alla classe U-RISE della VI edizione del Master di raccontarci la loro esperienza di tirocinio, questa l’intervista a Livia Chianese ed Alice Sini.

Presentati brevemente al pubblico U-Rise: chi sei, in che struttura stai svolgendo il tirocinio?

Alice: Mi chiamo Alice Sini, ho 26 anni e sono laureata in giurisprudenza, attualmente sono in quel limbo in cui non posso più definirmi studentessa ma neanche avvocato: sono una giurista e ci sto lavorando su. Oltre a questo, però, sono appassionata di architettura e studi urbani, cittadina attiva e da quasi un anno sono anche una U-Riser. Ho frequentato la VI edizione del master U-Rise e in questo momento sto svolgendo un project-work presso l’APS Interazioni Urbane di Roma. 

Livia: Mi chiamo Livia Chianese, ho 31 anni e sono una giovane architetta romana. Lavoro come libera professionista, grazie al master U-Rise ho approfondito le mie conoscenze e passioni per sostenere lo sviluppo attivo delle comunità, le dinamiche urbane ed il potere inclusivo degli spazi pubblici come luogo generatore di relazioni; inoltre mi occupo di progetti per il contrasto alle diseguaglianze economiche e sociali all’interno della odv Nonna Roma, credo nel potere politico dell’architettura come strumento di trasformazione sociale.

Raccontaci sinteticamente il progetto o i progetti a cui stai lavorando.

Interazioni Urbane è un’Associazione di Promozione Sociale che si occupa di rigenerazione urbana e di inclusione sociale. È attiva da diversi anni e promuove iniziative a base educativa e culturale a scala locale e territoriale attraverso la ricerca e la prassi, una realtà formata prevalentemente da architette e architetti ma che si arricchisce dal quotidiano apporto dato da altre professionalità, che ha come scopo principale l’elaborazione di soluzioni creative per intervenire nei contesti disagiati delle realtà urbane contemporanee e sensibilizzare la cittadinanza ai diritti umani nella loro universalità

Per Interazioni Urbane (IU) stiamo attualmente lavorando al progetto “Daje un po’-periphery organizing”: un progetto promosso dall’impresa sociale Con i bambini e vincitore del bando di Fondazione Con Il Sud, in attuazione del fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, a cui collaborano altre 9 associazioni romane.

L’obiettivo principale del progetto è quello di formare una comunità educante che sostenga i giovani nel partecipare alla vita pubblica e nel contribuire allo sviluppo socio-economico dei contesti di riferimento: Tor Bella Monaca, Corviale e Ardea-Tor San Lorenzo, quartieri con un alto tasso di dispersione scolastica e di forte povertà educativa.   

Il progetto prevede che ogni associazione si occupi e tratti con i ragazzi il tema di cui sono diretti attuatori, nel nostro caso su temi legati alla rigenerazione urbana, beni comuni, economia circolare, riciclo, attraverso metodologie di apprendimento alternative come l’edutainment, ovvero l’integrazione dell’attività ludica con quella didattica.

Il progetto di IU a cui stiamo partecipando prevede due macro fasi, una in cui si sviluppano 6 laboratori per ogni scuola: i primi su temi legati alla rigenerazione urbana, beni comuni e sulla sensibilizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, successivamente degli incontri sull’uso creativo e sociale della fotografia, e infine due laboratori sull’upcycling come strategia per ripensare le nostre città a partire dal quotidiano. La fase 2 invece prevederà degli incontri di progettazione partecipata con i/le ragazz*, che porteranno all’autocostruzione di elementi urbani, innesti negli spazi pubblici dei propri quartieri. Il progetto vede la collaborazione di diverse realtà che si occupano di temi trasversali e complementari, come lo sviluppo di comunità seguito da Community Organizing, o il sostegno all’imprenditoria giovanile seguito da Spazio Per Roma, ed una fase trasversale di community building e laboratori di educazione alla partecipazione svolti dalle associazioni locali come CalcioSociale per Corviale, TorPiùBella per Tor Bella Monaca, Scuola Popolare San Lorenzo per Tor San Lorenzo. 

Un feedback a caldo: l’esperienza di tirocinio è in linea con le aspettative che avevi quando ti sei iscritto al master?

Alice: Mi sono iscritta al Master in una fase un po’ confusa della mia vita, non sapevo bene in che direzione andare e soprattutto non conoscevo le mille sfaccettature della rigenerazione. Venivo da un percorso di studi abbastanza canonico e sentivo l’esigenza, tutta personale, di rompere gli schemi a cui ero abituata. Grazie ad un modulo extra sugli aspetti giuridici, che i coordinatori hanno aggiunto per rispondere ad una richiesta sollevata dalla classe, ho avuto l’enorme possibilità di svolgere il tirocinio presso uno studio legale di Roma che si occupa di beni culturali. Tuttavia, confrontandomi con i tutor e riflettendo sul mio percorso, ho capito che con la fase di tirocinio/project sentivo il bisogno di acquisire nuove capacità e concludere un ciclo di formazione che per me è stato davvero dirompente. La scelta di IU è stata un pò istintiva, molto aiutata dalla rete e dalle conoscenze fatte al Master, ma anche un pò casuale. Pochi giorni fa ho trovato un quaderno in cui prendevo appunti nel periodo di orientamento al tirocinio, ed ho trovato un appunto, che avevo rimosso, in cui avevo fissato tre parole: progettazione, periferie, bambini. Forse un pò irrazionalmente, sono dove sarei voluta essere.  Spero e voglio, comunque, che le mie hard skills in ambito giuridico tornino ad essere parte centrale del mio lavoro, ma questo lo lascio alle collaborazioni future che sto progettando con le mie compagne e compagni, per acquisire esperienze e dare il mio contributo anche all’interno di IU.

Livia: L’esperienza di tirocinio sta superando di gran lunga le mie aspettative. Cercavo una realtà che facesse rigenerazione urbana “dal basso”, che si sporcasse le mani sui territori, che prevedesse una parte pratica molto importante, ma che al tempo stesso non perdesse l’attenzione alla struttura, al sistematizzare il metodo e alla ricerca. Interazioni Urbane è tutto questo, ma è di più: cercavo una realtà che considera la trasformazione sociale parte imprescindibile del proprio operare, che fosse attenta alle esigenze delle persone e che non perdesse l’aspetto umano e l’importanza delle relazioni, e non potevo aspettarmi di meglio. Il community building è una colonna portante della loro prassi che si fa metodo nel momento in cui questo si modifica agli stimoli e “interagisce” con le realtà con cui si confronta, cambiando sempre senza perdere la propria identità. L’educazione tramite il rapporto umano con comunità più fragili è la chiave del loro agire; come dice Elisa, la presidentessa, “noi creiamo empatia”, l’autocostruzione come i laboratori di upcycling, gli interventi artistici che seguiremo sul progetto del Living Lab sono delle occasioni per creare engagement, per trasmettere valori e fare cultura, in un’ottica rigenerativa dell’essere umano e delle sue potenzialità, su tutti gli aspetti della vita. Sperimentare il non-metodo come luogo dove si generano le innovazioni e le intuizioni sul lavoro per il bene comune, a cui ogni rigeneratrice dovrebbe tendere, dare ai propri interlocutori gli strumenti per capacitarsi e non solo partecipare.

Una riflessione sullo stato attuale: in che modo la realtà in cui state svolgendo lo stage ha reagito, e sta reagendo, all’attuale pandemia? 

Interazioni Urbane è una realtà poliedrica che si occupa sia di progetti sul territorio che ricerca. La pandemia è stata sicuramente un problema e ha creato complicazioni, ma non è stata recepita come un limite, anzi, è stata un’occasione per ripensare alla produzione di impatto sulle città profondamente cambiate su diversi aspetti, ma è stato anche un momento più introspettivo in cui IU si è concentrata sulla progettazione, sull’approfondire le conoscenze in ambiti specifici: l’ambientalismo, il riciclo, il design come pratiche per migliorare la vita delle persone e l’interazione con la natura, ma che al tempo stesso fossero occasione di conoscenza per tutte le realtà, anche quelle più marginali. Da qui l’attenzione ai quartieri periferici, ai migranti, ai bambini. 

Per quanto riguarda il progetto PO, questa ha determinato inevitabilmente uno slittamento del cronoprogramma iniziale e un allungamento del modulo partecipativo. A Tor Bella Monaca, i laboratori in classe sono ripartiti fortunatamente già all’inizio di quest’anno, mentre invece negli altri due quartieri solo due mesi fa. Nonostante ciò, le coordinatrici del progetto sono riuscite a riadattare le tempistiche facendo partire contemporaneamente, a Corviale e Ardea, i lavori in classe (anche grazie al fatto che siamo arrivate noi a dare una mano!!). Abbiamo notato come, nonostante i tempi lunghi, c’è stata costante sinergia e continuità nel progetto, e ciò è stato possibile grazie al grande lavoro di rete fatto da tutte le associazioni partner ma anche dagli stessi ragazzi, che hanno mantenuto vivo il loro entusiasmo. Anche durante gli stessi laboratori sono state pensate modalità alternative per gestire i moduli, ad esempio, nel caso in cui non sarebbe stato possibile spostare i banchi e avvicinarsi tra di noi, avevamo pensato di stare in classe “al contrario”, mettendoci dal lato opposto rispetto a quello in cui di solito si trova la cattedra dei professori. L’importanza del ruolo educativo di IU si è nettamente rafforzato con la pandemia, di fronte ai limiti di una didattica on line che non ha saputo cogliere le esigenze dei ragazzi, che ha determinato la perdita della dimensione corporea, elemento fondamentale nei progetti dell’associazione, la conoscenza sperimentale tramite l’errore sul campo, l’ascolto e il linguaggio non verbale.  Dal punto di vista progettuale generale, invece, le nostre tutor si sono lanciate su nuovi progetti e hanno lavorato alla stesura e collaborazione per nuovi bandi. Bloccate fisicamente, hanno spaziato con la creatività e la fantasia riuscendo a vincere un bando di ATER e il Creative Living Lab, a cui prenderemo parte anche noi con la ferma intenzione di mantenere viva la collaborazione con IU anche dopo la discussione della tesi finale del Master. 

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